Giovedì 12 novembre, su STV si parla di ponte mobile

di PiazzaCavour.it - mercoledì 4 novembre 2009


Il 12 novembre p.v. alle ore 21 trasmissione su STV in merito al costruendo ponte mobile di Piazza Chile. La trasmissione, autofinanziata e condotta dal Sig. Reggioni, si svilupperà su due temi:

• confronto tra il ponte mobile di Rapallo e l’altro ponte mobile realizzato in Liguria, a Finale Ligure;

• le problematiche e le implicazioni che derivano dalla gestione e manutenzione di una struttura di questo tipo.

Tutti i cittadini potranno intervenire e porre domande in diretta telefonando alla redazione di STV al numero 0185.66664.



17 Commenti per “ Giovedì 12 novembre, su STV si parla di ponte mobile”

  • Beppe ha scritto il 5 novembre 2009 16:10

    Ma siamo così sicuri che quando aprirà l’ Ospedale di Rapallo avremmo la sicurezza dalle inondazioni visti i lavori di restringimento dell’ alveo che sono stati fatti?

  • Aldo Fiori ha scritto il 6 novembre 2009 11:23

    Sarà trasmissione di altissimo interesse, conoscendo la competenza e le puntuali analisi del Sig. Reggioni. Osservazioni che in parte conosco e che ho fatto mie in maniera molto più modesta. Pongo, non essendo certo di intervenire in diretta, due domande al Sig. Reggioni. Non le pare che questo tipo di infrastruttura che ha una vita limitata nel tempo possa configurarsi come spreco di denaro pubblico? Siamo certi di conoscere cosa ci sia nel sottosuolo dove dovrebbero crearsi i box ,sotto la chiesa, visto che in precedenza era presente un sito industriale? Grazie, delle eventuali risposte.

  • Luigi Reggioni ha scritto il 9 novembre 2009 21:10

    Ringrazio il Sig. Aldo Fiore per la stima nei miei confronti, spero di non deludere
    le sue aspettative. Per quanto attiene la prima domanda posso anticipare che le risposte sono già contenute nella relazione che attende solo di essere presentata. Con riferimento alla seconda domanda, la stessa non rientra, in questa fase, nell’ambito della quota parte del progetto in essere e sotto analisi. Ritengo però che alla domanda sia possibile dare una risposta certamente non esaustiva e degna di ulteriore approfondimento. Il tipo di sondaggi effettuati sul terreno della ex area Salem e i risultati determinati dai sondaggi non sono a mia conoscenza. Visto però che la produzione dello stabilimento era legata a prodotti con componenti anche di natura chimiche, qualche dubbio è giustificabile. Credo che la proprietà del terreno certamente dovrà tenerne conto. ————- Beppe, Il restringimento a quale fiume si riferisce?

  • Giovanni Raggio ha scritto il 9 novembre 2009 22:19

    L’area ex-Salem è stata bonificata rimuovendo circa un metro di tutto il terreno su cui sorgeva la fabbrica.
    Il restringimento del letto del S.Pietro in corrispondenza del ristorante Nostromo è stata autorizzata dagli uffici provinciali competenti perchè per motivi scientifici ma apparentemente fuori da ogni logica è stato possibile restringere il torrente proprio prima di un ponte con piloni intermedi che potrebbero fare da tappo, mentre dopo questo ponte in corrispondenza della confluenza col S.Maria il letto si dovrà allargare.
    Ovviamente inutile commentare la follia per cui invece di avere due strade che giungono al nuovo ospedale (via S.Pietro e via Bobbio con un nuovo ponte) si è scelto di spendere 800.000 euro per allargare un po’ l’unica strada esistente.

  • Francesco Lazzarotto ha scritto il 12 novembre 2009 0:23

    In riferimento all’interno a cui accennava il Geom. Raggio, inerente l’ampliamento della sede stradale di Via San Pietro, vorrei fornire qualche integrazione sotto il profilo tecnico. Innanzitutto non si tratta di un semplice “restringimento” bensì di di una “regolarizzazione” di un corso d’acqua.
    Nel tratto immediatamente a monte i due ponti paralleli la “varice”, precedentemente esistente, determinava un netto peggioramento delle condizioni di deflusso (ampiezza sezione in progressione 20m , 28m, 24m ovvero una perdita di velocità , quindi, innalzamento pelo libero dell’acqua).Un improvviso allargamento, alla pari di un improvviso restringimento, peggiora non migliora le condizioni di deflusso.

    L’opera in corso di realizzazione prevede un ridimensionamento della varice da 28 a 26 m ( sotto i ponti abbiano una luce di 24) una progressiva regolarizzazione fino ad arrivare (nel tratto in fase di ultimazione) all’ampliamento della sezione idraulica che da 22 m passa 24m. Quindi , tutta l’asta fluviale interessata assumerà una ampiezza progressive pressochè costante di 24m, 26m , 24m ( a favore di sicurezza con un moto uniforme) rispetto le attuali 20-22m, 28m e 24 m.
    il completamento dell’intervento avverrà con un aumento dell’attuale pendenza dell’alveo fino alla confluenza. Sicuramente avrete notato l’abbassamento della scogliera in corrispondenza della confluenza S. Pietro e S. Maria ( prima pressochè orizzontale) è stato fatto proprio per migliorare le condizioni di deflusso ( tranquilli il bauletto della fognatura sarà successivamente abbassato dall’Idrotigullio).
    Vi assicuro che tutti i modelli idraulici hanno dato un esito favorevole in tal senso. Ci tenevo, inoltre, informare in merito un altro aspetto : l’intervento di 900.000 euro comprende la “regolarizzazione” del San Pietro, la messa in sicurezza del Savagna (ora completamente insufficiente sotto il profilo idraulico) mediante ampliamento della sezione idraulico,il rifacimento di due ponticelli ( con franco 1mt rispetto la piena 200-ennale di prossima esecuzione) e la realizzazione di un canale scolmatore ( già realizzato).
    Il Savagna pur essendo caratterizzato da una 200-ennale nell’ordine dei 35mc ( bacino inferiore ai 2 Kmq) potenzialmente è molto più pericoloso del San Pietro ( portata di 10 volte tanto) , determina la zona Rossa in prossimità del casello autostradale e, quindi, un notevole rischio idraulico.

    Scusate la mia “irruzione” , non è mia abitudine per il ruolo che ricopro, ma ci tenevo ad esprimere delle ragione che, altrimenti, rimarebbero racchiuse all’interno di documenti tecnici .

    Non crediate che alla base di determine scelte progettuale ci sia sempre della superficialità ; spesso questi ragionamenti partono da lontano, addirittura decenni, hanno interessato soggetti politici diversi, ma vi assicuraro che hanno una origine tecnica assolutamente fondata e dimostrata.

    Cordiali Saluti Ing. Francesco Lazzarotto

  • Giovanni Raggio ha scritto il 12 novembre 2009 8:26

    Finalmente una spiegazione tecnica!
    Ringrazio l’Ing.Lazzarotto che ha fatto luce sui perchè di interventi che come ho scritto erano scientificamente corretti (altrimenti non sarebbero stati approvati dal competente ufficio provinciale) ma di cui era difficile cogliere la logica. Viene spontaneo chiedersi il perchè queste chiare spiegazioni non vennero fornite al momento della pubblicizzazione della scelta di cancellare il ponte di via Bobbio, scelta che venne giustificata dicendo che si sarebbe risparmiato ampliando via San Pietro (ovviamente questo perchè non è rivolto all’Ing.Lazzarotto che è arrivato da pochi mesi, ma ai politici, anche se il superassessore in carica allora è ora a servizio di un’altra città tigullina… come si dice.. “mal comune…”).
    Rimanendo in campo tecnico mi piacerebbe sapere anche se i ponti immediatamente a valle dell’intervento sopra descritto saranno da rifare, togliendo il pilone centrale, e se il famoso allargamento a valle di detti ponti (che se fatto in sponda sinistra implicherebbe il taglio di alberi secolari e il restringimento del golf) è davvero indispensabile e se è legato al rifacimento dei ponti (nemmeno le forze di opposizione in consiglio comunale, nonostante abbiano prodotto trattati di ingegneria idraulica hanno formulato un’ipotesi alternativa sulla base di dati certi!).
    Passando al campo politico la vicenda è purtroppo l’ennesimo esempio di mancanza di limpidezza nell’azione dell’Amministrazione: nel programma elettorale era inserito il ponte di via Bobbio (indispensabile per avere una strada di accesso alternativa all’Ospedale nuovo), che venne poi cancellato in favore (come dissero) dell’allargamento di via S.Pietro. A mio parere avrebbero fatto più bella figura dicendo “non ci sono soldi, il restringimento del torrente lo dobbiamo fare e legato a quello ci esce anche l’allargamento di via S.Pietro”, aggiungendo però “il ponte poi lo faremo quando avremo i soldi”. Invece no.. hanno contrabbandato l’ennesimo intervento necessario per sanare gli errori del passato, l’ennesimo intervento di manutenzione ordinaria della città come grande opera, ingenuamente rivelando una grave mancanza di visione globale e di approfondimento delle singole situazioni. Resta solo la consolazione di sapere che negli uffici comunali ci sono persone tecnicamente preparate che si spera siano ascoltate da chi deve decidere.

  • piazza.cavour ha scritto il 12 novembre 2009 8:54

    Ing. Lazzarotto,
    la sua irruzione è quanto di più benvenuto possa esserci. PiazzaCavour.it è strumento di confronto e approfondimento, anche di natura tecnica. Per chiunque, qualunque sia il ruolo che ricopre.

  • Beppe ha scritto il 12 novembre 2009 18:58

    Ringrazio anche io l’ Ing. Lanzarotto per le precisazioni, vorrei però chiedere come mai nel programma provinciale delle opere pubbliche per l’ anno 2010, nella sezione Idraulica è ribadita la necessità di provvedere all’ allargamento del tratto successivo alla confluenza del S.Pietro /S.Maria nella sponda destra in quanto l’ opzione sinistra era impraticabile per la presenza delle alberature secolari.
    Dal punto di vista politico concordo in pieno con il geom. Raggio che mi ha preceduto, è stata una vicenda gestita con estrema leggerezza ed in maniera strumentale.

  • Francesco Lazzarotto ha scritto il 12 novembre 2009 21:54

    Innanzitutto vi ringrazio per avermi accolto nel dibattito e colgo l’occasione per fornire qualche ulteriore elemento utile. Tralascio alla fine l’aspetto nuovo ponte in corrispondenza della piscina previsto in una prima fase poi abbandonato a favore dell’allargamento di Via San Pietro e adeguamento idraulico Rio Savagna.

    L’autentica origine del problema risiede proprio nel nodo della confluenza Torrenti San Pietro,Santa Maria e Boate. Se recuperate una planimetria dell’area di confluenza ( per esempio da google map), osserverete che il Santa Maria ( ampiezza sezione circa 20 m) si immette nel San Pietro ( ampiezza sezione circa 24 m) “genera” la sezione del Boate con una ampiezza di circa 24 m che proseguendo verso valle assume la larghezza definitiva di 28-30mt.

    Le portate dei due corsi d’acqua sono simili. E come avere due tubi rispettivamente di diam. 240 e 200 di portate quasi equivalenti che confluiscono in uno da 240.
    E’ evidente che l’autentico collo di bottiglia risiede subito dopo la confluenza, ovvero, nella ridotta ampiezza del torrente Boate e se ,osservate, la planimetria vedrete che il restingimento è proprio in sponda destra.

    Perchè andare in sponda sinistra e interessare alberi secolari………………. è stata scelta tecnica sovracomunale:cry:
    Torniamo all’aspetto tecnico il ponte previsto originariamente parte da lontano ( 2000 ): protocollo d’intesa Regione-Provincia-Comune ( 2001 ) per poter dotare il polo ospedaliero di una nuova viabilità l’unica possibilità prospettata dai vari enti sovraordinati era “aggirare” il problema costruire un nuovo ponte a monte, creare un anello viabilistico ( a salire verso San Pietro) lungo Via Don Bobbio e a scendere verso il casello lungo Via San Pietro .

    Il Comune avrebbe dovuto realizzare il ponte, la Regione e la Provincia sistemare la confluenza a valle.
    Risultato: il comune avrebbe fatto un nuovo ponte innalzato notevolmente rispetto i piani viabili di sponda destra e sinistra per rispettare il famoso franco di 1,00 rispetto la portata 200-ennale senza minimamente intervenire sull’aspetto idraulico del nodo di confluenza. Il Savagna (che nel 2001 non era stato considerato) avrebbe continuato a generare la zona Rossa, addio accessibilità dal casello all’ospedale ( il San Pietro genera una zona gialla di minor rischio a basso tirante): le rampe di adduzione al nuovo ponte erano di notevole pendenza, il raggio di curvatura previsto per la svolta da Via San Anna a Via Don Bobbio ( sfruttando lo spazio di un’attuale aiuola ) al limite per i mezzi articolati pesanti. E’ in verità risolvere un grosso problema idraulico con la costruzione di un nuovo ponte non è previsto da nessun testo di difesa suolo ……………………

    Una situazione difficile: dinnanzi a questa prospettiva incerta la Civica Amminstrazione ha optato per una scelta immediata e diretta diversa ( ricordiamo che nel frattempo il dragaggio del Boate 2005-2006 aveva migliorato le condizioni di deflusso a valle): utilizzare lo stesso finanziamento del nuovo ponte per ottenere tre risultati: ampliare la sede stradale lungo via San Pietro ( la regolarizzazione di cui avevo parlato nel primo messaggio), mettere in sicurezza idraulica il Savagna(ampliamento sezione idraulica e scolmatore), riprofilare e risogomare la platea in massi alla confluenza aumentare la pendenza del fondo dell’alveo.
    Tutti questi interventi ,nel solo torrente San Pietro, ( il Savagna raggiunge già la piena sicurezza) determinano il passaggio della portata 200-ennale senza franco nei due ponti paralleli esistenti, ma senza esondazione ( la zona gialla sparisce) mentre prima avevamo un funzionamento a pressione ed una esondazione. Un buon risultato in attesa di un allargamento della confluenza autentico collo di bottiglia.

    Quest’ultimo argomento è in fase di definizione ma vi sono aspetti di partenza che fanno ben sperare.

    Come vedete ci sono storie che partono da lontano, coinvolgono soggetti amministrativi politici e tecnici appartenenti ad enti diversi, ad epoche diverse, sovraordinati per competenze. Spesso si assistono a posizioni quasi contradditorie, sovrapposizioni di pareri , ma, vorrei gettare un lume di speranze nella vicenda: tutti i soggetti coinvolti Regione, Provincia e Comune sono animati dalle migliori intenzioni a risolvere la definitivamente la questione della messa in sicurezza idraulica e vi sono tutte le condizioni al contorno per poterlo attuare.

    Grazie per avvermi sopportato ma vi sono vicende così prolungate nel tempo che ci vorrebbero libri interi per raccontare.

    Con l’accasione vi saluto tutti augurandovi una buona serata.

    Francesco

  • Luigi Reggioni ha scritto il 13 novembre 2009 15:24

    Le repliche della trasmissione “Ponte Mobile - Piazza Cile” andata in onda il 12/11, saranno replicate Domenica 15 p. v. alle ore 21.30 e Martedì 17 p. v. alle ore 21.30. Grazie Reggioni

  • Giovanni Raggio ha scritto il 13 novembre 2009 19:11

    Ancora una spiegazione precisa e circostanziata da parte dell’Ing.Lazzarotto. E’ molto apprezzabile (e purtroppo inusuale a Rapallo) poter dibattere pacatamente su dati precisi. E vista l’occasione così rara vorrei approfittare della sua disponibilità per chiedere ancora alcune delucidazioni e precisazioni:
    - l’intervento sul Savagna è già stato realizzato?
    - questo intervento sul Savagna permetterà di classificare l’area del Poggiolino come area verde o area gialla rispetto al piano di bacino?
    - da questo punto di vista l’intervento in corso sul S.Pietro che effetti avrà sul “colore” dell’area adiacente?
    - rispetto alla quota attuale di via Bobbio e via S.Pietro di quanto è maggiore la quota della piena duecentennale più il franco di un metro?
    A questo punto credo che sia da ampliare il discorso oltre gli aspetti prettamente tecnici: è ovvio che non si risolvano i problemi idraulici con la costruzione di nuovi ponti ma il nuovo ponte al termine di via Bobbio avrebbe consentito di avere un accesso alternativo all’Ospedale. Non si può ridurre la questione alla creazione di una viabilità idraulicamente sicura: non c’è dubbio che l’intervento sulla configurazione del letto del torrente sia maggiormente efficace e permetta di proteggere dalle piene un’area più ampia, ma tanto più ora che si chiede da più parti la creazione di un Pronto Soccorso nel nuovo Ospedale si dovrebbe avere una viabilità più funzionale e flessibile che porti al nuovo nosocomio. L’area del Poggiolino è strategica per tutta la città e gli interventi su di essa devono essere attentamente studiati perchè Rapallo non si può permettere di sbagliare in un nodo così importante; la risoluzione del problema viabilistico dato dal convergere su piazzale Genova di numerose strade non è facile e a mio avviso deve essere pensato su più livelli (per quanto si possa rivoluzionare il sistema rotatorio attuale il forte flusso da o per l’autostrada è preminente sugli altri in misura eccessiva). La costruzione del nuovo ponte di via Bobbio sarebbe stato un elemento utile anche in proiezione futura: è sconcertante come l’attuale Amministrazione abbia cancellato quest’opera in modo così semplicistico, nascondendosi dietro motivazioni di sicurezza idraulica che afferiscono in modo evidente ad aspetti diversi, dopo averla inserita nel proprio programma elettorale, definendola come indispensabile e conferendo alla sua realizzazione carattere di urgenza.
    La realizzazione del ponte di via Bobbio avrebbe spostato traffico su questa strada, che è adiacente al complesso scolastico di via Tre Scalini e qui vengono al pettine i “soliti” nodi: la mancanza di una progettazione globale per la città, una pianificazione sul lungo periodo che dia le linee guida per la realizzazione dei singoli interventi. Invece no: ogni opera rimane fine a sè stessa, risolve alcuni problemi, ma ne crea altri, dopo essere stata annunciata come epocale viene spostata, ridimensionata, cancellata, cambiata al minimo mugugno. Questo non è il modo di dare un futuro alla città.

  • Francesco Lazzarotto ha scritto il 13 novembre 2009 23:58

    Bene. Entriamo ancora più nel vivo di alcuni aspetti.

    L’intervento sul Savagna verrà attuato a partire dai prossimi giorni ( con allestimento di cantiere la viabilità provvisoria ecc) e con tempi brevi per via della permanenza in alveo.

    L’area del poggiolino diventerà zona verde dalla parte del Savagna, mentre dalla parte del San Pietro , (per favore non ridete perchè ogni volta che cito questo termine generalmente si suscita dell’illarità) un’area gialla asciutta</em. Perchè gialla asciutta e non verde? La piena 200-ennale transita sotto i ponti senza franco, quindi, per la Provincia significa che permane un rischio residuo e non possono declassare direttamente a verde l’area del poggiolino.

    Tuttavia, una mappatura preliminare dell’area, prima della consegna dei lavori, ha fornito questo dato importante: per formare una zona gialla è stato necessario occludere artificiosamente la sezione dei due ponti di circa il 30% ( è veramente molto) un dato a favore di sicurezza.

    Una riperimetrazione preventiva partendo da queste condizioni di partenza dimostrerebbe sicuramente la presenza di un’area gialla a basso tirante B0 (< 70cm e v< 1,5 ms ).

    Questo comporta la possibilità di un diverso utilizzo delle aree e un abbattimento del rischio draulico.Se poi venisse eliminato il collo di bottiglia a valle della confluenza avremmo solo aree e verdi e basta.

    Beh! la quota…… . Ti posso dire questo la sponda sx è piu alta della dx e non ha problemi.

    Non ricordo, sezione per sezione, la quota 200-ennale + franco, però in prossimità dei ponti paralleli la 200-ennale lambisce l’intradosso dell’impalcato, somma il franco di 1.00m ed arriviamo all’attuale quota del piano viabile. Questo per dare l’idea dell’ordine di grandezza.

    Per quanto riguarda gli altri aspetti meramente politici non voglio fornire giudizi però ( e questa è una mia opinione personale) costruire un ponte geometricamente potenzialmente sacrificato è rischioso per tutti.

    Creare una viabilità alternativa in sponda sinistra lungo Via Don Bobbio di per sè è un’ottima idea se portata oltre il tracciato autostradale. Se ti fermi dalla Piscina i vantaggi sono più limitati.

    Certo partire con una strategia globale univoca nelle scelte sarebbe fantastico, ma è incompatibile con il normale ciclo amministrativo.

    Concludedo Posso ricordare una “chicca” ormai storica, per rendere l’idea di come è nato il ponte: nel 2001, quando venne firmato il protocollo intesa Regione, Provincia e Comune mi sembra l’art. 4 recitasse più o meno così ( nell’art. prima si indicava la soluzione del nuovo ponte). “le amministrazioni si riservano la possibilità qualora sostenibili di utilizzare altre soluzioni viabiistiche” ( E’ un pò come dire: si facciamo il ponte ma se c’è qualcos’altro…………. )

    Spero di averti risposto in modo soddisfacente augurando a te e a tutti gli eventuali lettori del web buonanotte.

    Francesco.

  • Giovanni Raggio ha scritto il 14 novembre 2009 10:13

    La risposta è indubbiamente soddisfacente. Mi permetto di riassumere il nostro dialogo per chi tecnico non è (mi corregga se sbaglio qualche passaggio).
    Punto primo: il ponte di via Bobbio.
    Questo ponte non fu pensato per avere un accesso alternativo al nuovo Ospedale, ma per avere UN accesso che non sia soggetto a possibili allagamenti in caso di esondazione del torrente S.Pietro. Non fu, pertanto, una scelta urbanistica, ma una scelta tecnica che in allora pareva essere la migliore.
    Nel prosieguo degli studi idraulici (principalmente di competenza della Provincia), visto che si sarebbe dovuto restringere il letto del S.Pietro che in corrispondenza del ristorante Nostromo si allargava repentinamente creando una irregolarità al deflusso, si è approfittato di questa necessità per allargare la via S.Pietro. Questo intervento, unitamente a quello sul rio Savagna (che è quel piccolo fosso che passa proprio di fianco al casello autostradale) permetteva di mettere in sicurezza tutta l’area del Poggiolino e, pertanto, di rendere non alluvionabile la via S.Pietro. In questo modo si ottiene una strada di accesso al nuovo Ospedale idraulicamente sicura (l’attuale via S.Pietro) e il nuovo ponte di via Bobbio non è più indispensabile.
    Punto due: l’allargamento della confluenza S.Pietro-S.Maria e i ponti di piazzale Genova. Nonostante i due elementi sembrassero collegati così non è: i ponti di piazzale Genova con il loro pilone centrale potevano costituire un tappo alla defluenza del S.Pietro, ma dai calcoli illlustrati dall’Ing.Lazzarotto la piena che statisticamente può presentarsi ogni 200 anni (e che allagherebbe la zona “gialla”) passerebbe appena sotto di loro, senza problemi. (Nota la zona “rossa” è l’area che statisticamente verrebbe allagata ogni 50 anni). Il problema dell’allargamento della confluenza S.Pietro-S.Maria che ha generato un aspro dibattito sulla scelta di farla in sponda sinistra (con il conseguente danneggiamento della buca 3 del golf e abbattimento di numerosi alberi secolari) è necessario per rendere “verdi” (e quindi non allagabili) le aree a valle di detta confluenza e pertanto tale aspetto non è legato all’area del Poggiolino e alla viabilità di collegamento al nuovo Ospedale.
    Invitando nuovamente l’Ing.Lazzarotto a correggere eventuali inesattezze nel mio riassunto, credo sia ora d’uopo analizzare le vicende politicamente.
    Prima di tutto contesto questa frase: “Certo partire con una strategia globale univoca nelle scelte sarebbe fantastico, ma è incompatibile con il normale ciclo amministrativo.” L’attuazione di pianificazioni pluriennali non è cosa impossibile e l’incompatibilità con il ciclo amministrativo non può essere giustificazione per non farlo. Ciò è tanto più vero a Rapallo, dove le scelte (se pensate nel modo corretto) sono pressochè obbligate (gli spazi sono quelli!) e dove a parte la breve parentesi 2004-2007 il gruppo dirigente è praticamente stato sempre lo stesso dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino ad oggi. E, comunque, verrebbe quasi da dire che ci si potrebbe accontentare di una pianificazione ristretta al quinquennio tra una votazione e l’altra, visto che nei 2 anni e mezzo di Amministrazione Campodonico abbiamo assistito al completo stravolgimento di ogni scelta da loro stessi fatti. Nel programma c’era il ponte di via Bobbio (e rileggendolo si evidenzia il carattere di indispensabilità e addirittura di urgenza che rivestiva l’opera) ed è stato cancellato. C’era un’ipotesi di strada nel Golf da piazzale Genova a viale Milano, poi cancellata in favore di un progetto annunciato tanta enfasi (con due assessori regionali come coristi), che prevedeva l’attraversamento della buca 1 del golf per congiungere via Milano a bivio via Arpinati-via S.Anna (dalla pasticceria Golf): credo sia inutile sottolineare l’assurdità di un tale progetto che spostava l’imbuto solo qualche centinaio di metri più in sù e metteva un pietra tombale sulla possibilità di collegamento diretto con piazzale Genova, prevedendo l’ampliamento delle strutture di servizio del Golf Club e interventi importanti sul campo che non sarebbero stati di certo reiterati per altre opere; e l’aspetto più paradossale fu che l’Amministrazione definì l’opera di impatto limitato e di facile realizzazione minimizzando la necessità di interramento della strada di accesso agli impianti della Tirrenia Gas, che implicava la realizzazione di una galleria artificiale di qualche centinaio di metri dell’altezza di 4,50 metri sulla sponda del Boate (gli impianti sono di tipo industriale e non sarebbe stato possibile pensare di limitarne l’accesso ai mezzi pesanti).
    Ma anche questo progetto viene abbandonato e nel piano per l’ottenimento dei fondi FAS recentemente presentato viene inserito un semplice allargamento a tre corsie del tratto di via Mameli tra i distributori e via Arpinati con una rotatoria a sostituire il semaforo. Anche qui mi pare pleonastico evidenziare che non si tratta di un intervento risolutivo del nodo del traffico verso il casello e l’entroterra, aggiungendo forti dubbi sull’efficacia della rotatoria in un incrocio dove una componente di traffico che lo attraversa è fortemente predominante rispetto alle altre (in parole povere: chi proviene da via Torino si troverà il flusso continuo che scende dall’autostrada che lo bloccherà e non gli permetterà di inserirsi, data il necessariamente ridotto diametro della rotatoria; a ciò si aggiungerà la maggiore difficoltà che incontreranno i pedoni nell’attraversare le strade convergenti verso la rotatoria).
    E questi sono solo i casi più eclatanti. Si potrebbe aggiungere anche l’abbassamento dei sottopassi di via Amendola e via Rosselli, dei quali è rimasto (forse) solo l’abbassamento di quello di via Rosselli, mentre quello di via Amendola non verrà abbassato (e qui si intravede sul fondo uno scontro -tra poveri- tra i comitati di via della Libertà e di Costaguta.. evidentemente il primo non è abbastanza influente…). E non c’è da dimenticare il Central Park, cancellato per ritornare al mantenimento in loco del Macera (il Central Park viene ridotto a qualche aiola in piazza Cile).

    Non ci si aspetta che in un ciclo amministrativo vengano realizzate tutte le opere, ma sarebbe auspicabile iniziare a pensare ad un piano di opere realmente organico e funzionale per il miglioramento di tutta la città (da S.Martino a S.Rocco) per poi intervenire all’interno di un quadro ben chiaro e ottimizzare tutti gli investimenti. Ma questo a Rapallo è ancora utopia.

  • Beppe ha scritto il 14 novembre 2009 11:07

    Sono felice di avere avuto chiarezza e spiegazioni tecniche sulla questione, rimango amareggiato dal non vedere nessun Amministratore di questa Città giustificare le scelte compiute.
    E, sarà forse una mia impressione, mi sembra che questi progetti (viabilità Golf ecc…) vengano presentati tanto per far vedere che si fa qualcosa o cercare di racimolare qualche contributo (non voglio dire assegnare qualche consulenza…) senza crederci veramente sino in fondo. Così nel momento in cui vengano cassati, in quanto oggettivamente approssimati o irrealizzabili, si possono allargare le braccia e dire “è colpa di ….(sostituire ai puntini a scelta un Ente tipo Provincia, Regione, Extraterrestri) se non possiamo fare i lavori , Noi avremmo voluto ma tutti ci remano contro ecc ecc”

  • Francesco Lazzarotto ha scritto il 14 novembre 2009 21:10

    Confermo il riassunto di Giovanni in merito agli aspetti idraulici del nodo di confluenza torrenti San Pietro, Santa Maria, Savagna e Boate.

    Ci tengo, però, precisare un passaggio: la necessità di allargare la strada del Nostromo è stata sostanzialmente approvata perchè era anche migliorativa sotto l’aspetto idraulico non viceversa. In realtà alla fine non cambia il concetto nella sua globalità: è come dire se A=B, B=A ma, per onestà intellettuale, volevo puntualizzarlo.

    Il restringimento a valle della confluenza entra in gioco nei due ponti per la mancanza del franco di 50 cm ( per i ponti esistentiva la normativa prescive 50 cm per i nuovi 1,00 mt).

    In presenza di un’area senza esondazione il passaggio della 200-ennale senza franco offre delle alternative in fase avanzata di analisi.
    Completo la parte tecnica passando direttamente ai sottopassi:
    per fortuna non esiste un contrasto tra sponda destra e sinistra, tra sottopasso di Via Amendola e quello di Via Rosselli (Comitato di via Libertà e quello di Costaguta), in realtà scegliere come intervento FAS il secondo nasce da un riscontro meramente idraulico: la riperimetrazione del ponte di piazza Cile ha evidenziato che in Via Rosselli abbiamo un tirante di circa 30 cm ( possiamo abbassarci di 40 cm fino ad arrivare a 70cm limite dell’area B0 a basso rischio). Via Amendola andiamo ben oltre il metro. Non è fattibile l’abbassamento diretto di quest’ultimo.

    E’ anche vero che nei riferimenti normativi del Piano di Bacino sono previste deroghe per le opere infrastrutturali legate alla viabilità, ma partire con un progetto preliminare con questa base di partenza non è il massimo. ( nulla è impossibile: si può anche agire sullo spessore dell’impalcato ferroviario, modificare il piano del ferro ecc ma ci allontaniamo da una fattibilità immediata v. Ferrovie dello Stato).

    Per quanto riguarda la rotatoria davanti al distributore Esso e l’ampliamento della sede stradale di via Mameli ( rispondo anche al Sig. Beppe) saranno intervento puntuali rispetto ad una logica globale, ma non sottovaluteli eccessivamente. Per la viabilità attuale di Rapallo sono tutt’altro che un pagliativo.
    Per il Sig. Giovanni volevo concludere dicendo questo: premesso che non sono un politico, ma un tecnico ( l’unica fede che porto è quella del matrimonio, quella religiosa e quella decisamente profana di genoano che ha fatto l’abbonamento il giorno dopo la retrocessione n serie C): in ormai quasi nove anni di permanenza a Rapallo ( solo da qualche mese con un certo ruolo) ho visti cicli amministrativi che non hanno superato i 3 anni !!!!

    Sarà pur vero che gli interloculotori non saranno realmente mutati, ma di una cosa sono certo:

    per ottenerere un risultato di pianificazione globale il Comune ( parliamo di Rapallo come di un soggetto singolo) si deve sempre e comunque sedere ad un tavolo e confrontarsi con enti diversi, sovraordinati per alcuni competenze, all’interno dei quali le posizioni sono spesso mutevoli ( anche loro hanno cicli amministrativi diversi non coincidenti a livello temporale con quello del Comune a prescindere anche dal colore politico di questo e quello).

    Non è per niente facile…………… come tecnici possiamo fornire delle indicazioni, suggerire delle soluzioni ed attuare gli indirizzi impartiti. Il nostro dovere è questo.

    Un cordiale saluto a tutti voi e buon fine settimana.

    Francesco

  • Giovanni Raggio ha scritto il 15 novembre 2009 0:11

    A=B e quindi B=A in matematica, ma non sempre nella vita reale. Non ho capito bene se il ragionamento del Comune in definitiva sia stato “c’è da regolarizzare il letto del S.Pietro e già che ci siamo allarghiamo la strada” o “allarghiamo via S.Pietro così ci esce anche la regolarizzazione del S.Pietro”. Dall’ultimo intervento, egr. Ing. Lazzarotto, parrebbe che sia vera la seconda ipotesi. Ma allora il fine ultimo era risparmiare o avere una viabilità idraulicamente sicura? Se allargando via S.Pietro regolarizzando il torrente permetteva di risolvere i problemi idraulici perchè questa soluzione non è stata scelta prima?
    Per quanto riguarda le altre opere citate non posso che constatare l’ennesima abdicazione della politica dalle scelte strategiche urbanistiche: il tutto si riduce all’osservazione di obblighi dovuti ad aspetti meramente tecnico-burocratici. E per di più si parla solo dell’abbassamento di un sottopasso, opera utile, ma non certo strategicamente centrale per Rapallo.
    Quanto agli interventi a S.Anna è indubbio che non siano solo palliativi, ma continuo ad avere forti dubbi sull’efficacia della rotatoria e soprattutto sulla sicurezza: qualche anno fa fu fatto un esperimento spegnendo il semaforo esistente e il traffico carrabile registrò un immediato miglioramento, ma divenne pressochè impossibile per i pedoni attraversare e i rischi di incidente tra veicoli aumentarono sensibilimente. La rotatoria (che con un tale diametro ridotto costituisce soltanto un diverso metodo di disciplina dell’impegno dell’incrocio) penso riproporrà tali problemi. Quanto alla terza corsia di via Mameli non ho capito se è in aggiunta al senso di marcia dal centro verso il casello o viceversa. Nel primo caso vorrebbe dire spostare l’imbuto di qualche centinaio di metri creando una pericolosa strozzatura (da due corsie ad una) dopo un rettilineo in corrispondenza del bivio via S.Anna-via Arpinati (o si vogliono creare due corsie per tutta la via Arpinati?). Rifacendosi alla terminologia dei flussi idraulici già usata per il S.Pietro sarebbe come creare una varice,no? Se la terza corsia è prevista in direzione del centro può essere utile per aumentare la capacità della strada di ospitare auto in coda, ma con la rotatoria (di dimensioni ridotte) così vicina non credo che il gioco valga la candela. E tutto questo considerando solo i problemi viabilistici: dal punto di vista della vivibilità della città credo che per l’ennesima volta si sia considerato il quartiere di S.Anna solo come periferia da attraversare per raggiungere il centro; l’allargamento del marciapiede lato case non può certamente controbilanciare l’aumento puntuale di traffico, di inquinamento e di pericolo portato da una strada a più corsie per ogni senso di marcia.
    Venendo infine alla questione dei cicli amministrativi non capisco a cosa faccia riferimento l’Ingegnere: precedentemente al 1999 tutte le legislature hanno avuto fine “naturale” e le Giunte che si sono susseguite sono state politicamente omogenee, dal 1999 al 2004 ha amministrato regolarmente per tutto il quinquennio la Giunta Bagnasco, dal 2004 al 2007 c’è stata la parentesi Capurro e Commissario, e dal 2007 amministra, sia pure con qualche modifica interna, la Giunta Campodonico: perchè dice che a Rapallo i cicli amministrativi non durano più di tre anni? La Giunta Campodonico sta forse per cadere?
    Comunque come è vero che il Comune è un soggetto singolo che deve coordinarsi con altri soggetti istituzionali gerarchicamente superiori, è anche vero che per l’area maggiormente strategica per il futuro della città (la parte del Golf più vicina all’abitato) non è mai stata intavolata una trattativa con i soggetti coinvolti. Non si pensa certo che il Comune utilizzi l’esproprio, ma è necessario che si risolva la questione: non si può sempre considerare il Golf come un’entità astratta intoccabile. Esso è un bene prezioso per la città e va salvaguardato, come va salvaguardata la salute dei cittadini e il loro diritto ad abitare in una città vivibile. Questi due aspetti non sono assolutamente in contrasto se si studia seriamente la questione, non progettando strade che comporterebbero la chiusura del campo per almeno due anni (proposta del programma elettorale di Campodonico) o progettando strade che non servono pressochè a nulla in rapporto alla difficioltà di realizzazione (strada nella prima buca presentata l’anno scorso). Ugualmente per il Poggiolino si evocano sempre gli impegni di Società Autostrade per il miglioramento del nodo di Piazzale Genova: posto che le strade che vi convergono sono comunali, che non vi sono alternative di tracciato (attorno c’è il fiume, le scuole, il golf, proprietà private), cosa può fare la Società Autostrade? Io credo che sia il Comune a dover proporre un progetto che contempli un’area più ampia. Caro Ing.Lazzarotto, le difficoltà di coordinamento con gli altri Enti ci sono, ma finora non ho visto discussioni su scelte realmente strategiche e globali. Ho desolatamente visto solo presentazioni in pompa magna di modeste opere di corto respiro, modificate, cambiate, cancellate dopo pochi mesi.

  • Francesco Lazzarotto ha scritto il 15 novembre 2009 22:18

    Al Sig. Giovanni a domando secca rispondo la seconda “allarghiamo Via S.Pietro così ci esce anche la regolarizzazione del S.Pietro” però l’allargamento della strada è stato pensato in funzione anche dei benefici idraulici tutt’altro che trascurabili ( perciò ribadisco A=B e quindi B=A vale anche nella vita reale)

    Brevemente sulla rotatoria e l’allargamento di via Mameli: il diametro è stato valutato in funzione dei parametri forniti dalla normativa tecnica in materia sfruttando tutto lo spazio disponibile (e vi assicuro che non è stato facile), il raddoppio della corsia è verso il centro e non crea una varice ma “canalizza” già i flussi traffico molto prima dell’attuale doppia corsia ( già presente in prossimità dell’incrocio).

    La “canalizzazione” dei flussi di traffico è uno dei cardini che stanno alla base del funzionamento delle rotatorie (il fatto che la loro presenza si estenda anche nel nostro territorio ligure ne rappresenta un esplicita dimostrazione) estremamente efficaci nel rendere fluido il traffico, moderarne la velocità ma interropendolo il meno possibile.

    Il flusso pedonale è obbligato ad un percorso più lungo ma la sicurezza passa anche da questo. Troppo volte vedo attraverso pedonali (non parlo solo di Rapallo) vicini alle semplici intersezioni e questo non è sicurezza ……….. Il pedone può accettare un percorso più lungo però più sicuro, magari più confortevole: una banchina di ampiezza maggiore , pavimentazioni che indichino l’accessibilità per i diversamenti abili ecc.

    Ci tenevo concludere ribadendo un concetto già esposto: io sono un tecnico, non sono, non voglio, non devo essere un politico. Da pochi mesi ricopro un determinato ruolo presso la Civica Amministrazione di Rapallo e quando, nei precedenti commenti da me inviati ho accennato al concetto di “ciclo amministrativo” mi riferivo alla mia esperienza personale di ingegnere che alla fine del 2001 è entrato nella P.A. di Rapallo (con profilo differente da quello attuale) e da quel momento ha cominciato a conoscere un mondo amministrativo-politico di cui non sapeva assolutamente nulla. ( Io vivo in una città diversa e a Rapallo, prima di allora, ero venuto tre volte !!! ) Questo per me è stato molto importante e credo che anche tu Giovanni comprenderai, in linea di principio, i doveri della mia posizione e la “sincerità” del mio pensiero rigorosamente tecnico.

    Saluti

    Francesco

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