La chiesetta di Costaguta
di PiazzaCavour.it - mercoledì 19 gennaio 2011Così scriveva il 20 settembre 1923 lo storico Arturo Ferretto sul giornale “IL MARE”.
Reminescenze patrie di una chiesuola distrutta nella frazione di “COSTAGUTA” in quel di Rapallo.
“Mi furono chieste notizie intorno a certi ruderi, che tuttora nereggiano immoti nella località che in dialetto chiamiamo Costagua, ossia Costaguta gettata in una delle ridenti colline che formano il manto di velluto sulla spalla occidentale di Rapallo.
Non sempre è facile dar vita alle cose morte, ma con un po’ di pazienza, le nostre ricerche portarono il miracolo della risurrezione di un edificio sacro, e quel che più importa, del suo fondatore.
La famiglia Costaguta che trae appunto origine dalla costa acuta Rapallese, è nota nei patri annali per le sue illustri propagini, non poche di essi fermaronsi a Rapallo, altri amarono fare il nido a Santa Margherita, altri andarono a Chiavari, ascritti in seguito al patriziato genovese, di dove scelta Roma per loro domicilio, diedero alla chiesa due Cardinali ed un Arcivescovo di Cartagine, e prelati insigni, per pietà e scienza.
Fin dal primo Settermbre 1184 Guglielmo Cavaraneo, facendo testamento, dichiarò di aver comprato da Aquisto de Costaacuta la terra ora posseduta, posta in Langano, Travello e in valle de rospiga, nel territorio di Rapallo.
Langan, nostro, che suo porto, con la sua selva, ora punteggiata di villini chiude con dolce amplesso la curva lunata e affascinante del golfo.
Travello attualmente Trelo che dai marinai di pagana, sulle tolde delle galee sparvierate, sui velieri che solcavano i mari, andando alla pesca dei coralli e delle acciughe; nei bagni di Algeri e di Tunesi, dove, fatti schiavi dai corsari, anelavano la libertà. Trelo ripeto, che con un senso nostalgico veniva ricordata in una vecchia canzone insieme con Preli e Pomà, c ome una delle tre città, cullatisi al lido di Pagana, tenevano i terreni posseduti da un Costaguta, trapassati poi nei Cavarunco, nobile famiglia consolare genovese.
Come se questo atto non bastasse a provare l’esistenza remota dei Costaguta, altro ne allego del 21 Marzo 1221, tolto dai protocolli del notaio Giannico de Predone, ove apprendesi che una certa Alda vedova di Vincenzo Tapano, insieme al figlio Giovauni, cede a Durante de Costaguta una terra posta in Costaguta, confinante con la costa e col prato di Geratrdo de Costaguta.
Unisco i tempi antichi ai più moderni.
Il 27 Gennaio 1748 il capitano di Rapallo da contezza al senato al che la cappelletta dei Santi Gervasio e Protasio quartiere di Olivastro forma le due ville di Malado e di Costaguta, e che crederebbe opportuno che l’Agente di Olivastro che quell’anno per turno doveva essere eletto dagli uomini di Costaguta, e poi da quielli di Malado e precisamente dagli uomini della perentela dei Macera.
In questa frazione di Costaguta, che non si vede, ha già la sua storia, il signor Giuseppe Maria Costaguta; figlio del fu notaio Bartolomeo, volle far sporgere una cappella campestre, per comodo suo, per quello della sua famiglia, e per quello dei numerosi coloni.
Una sua sorella per nome Moisetta aveva il 28 Gennaio del 1691 sposato in Rapallo Fortunio Benedetto Molfino, antenato diretto dell’attuale veneranda ottuagenaria Signora Chiara Molfino.
Il Costaguta si era accopradto col Rev. Arciprete paolo Vignolo, il quale il 3 Novembre del 1737, gli dava licenza di costruire la cappella, colla porta in strada pubblica, come appare da atto della Curia di Chiavari e dalla filza (fol.227) dei protocolli del notaio Gerolamo Cagnone, che conservasi all’Archivio Distrettuale di Chiavari.
Entra pure in scena la giunta di Giurisdizione, una specie di tribunale giuseppinesco laico dipendente dal Senato nato e cresciuto per porre le stecche nelle ruote alla marcia della Chiesa trionfale e trionfante.
Per un’indulgenza semplice, accordata dai Pontefici occorreva il nil obstat di questa Giunta semigiacobina.
Il 18 marzo 1738 i menbri di detta Giunta diedero a loro volta licenza al Costaguta di fabbricare una cappella in Rapallo, nella località chiamata Costaguta, purchè non eccedesse palmi 32 in lunghezza e 24 in larghezza, col divieto di alzarvi campanile e farvi sepoltura e colla clausola che essa dovesse restare sempre sotto l’immediata protezione del Senato.
Non so se qualcuno dei lettori pellegrinando nei villaggi montani, si sia mai fermatondinanzi a qualche edificio ecclesiastico e abbia letto p.e. questa cappella, questo oratorio non gode immunità.
Erano luoghi sacri, sotto la protezione del Senato, esente quindi dalla giurisdizione arcivescovile e per conseguenza non godevano immunità, o per meglio dire l’autorità civile poteva arrestarvi i ladri, i banditi e gli altri delinquenti, laddove se tutte queste brave persone si rifugiavano sulle gradinate delle chiese e nelle chiese stesse, erano immuni, cadendo essi stessi sotto la giurisdizione del foro ecclesiastico, e non sotto quello civile.
La cappella dunque di Costaguta era sotto l’immediata protezione del Senato.
Sorse in breve tempo , e la curia Arcivescovile; letta la relazione dell’Arciprete Vignolo, che dichiarava la cappella ben fornita di arredi, allestita di tutto punto, in modo da potervi in essa celebrare, con decreto del 18 Luglio 1738 permetteva che vi si dicesse la S.Messa.
La cappella era dedicata ai SS. Giuseppe, Bartolomeo, Bernardo e Matteo.
L’Arciprete Vignolo, chiavarese di nascita fu bersagliato dalla popolazione, dai canonici e dal Comune.
Un tranello o per meglio dire un dispetto, gli fu preparato il 21 Settembre 1738 quando forse per la prima volta, andò a festare il San Matteo a Costaguta.
C’era il sorriso dei monti, che indiademano Rapallo, c’era il sorriso dei poggi, degradanti sulle sponde, esuberanti nei tremuli canneti del Bogo, c’era il sorriso dei due Santuari di Monte allegro e di Caravaggio, Sant’Anna stendeva le braccia, ma quel giorno per il povero Arciprete bersagliato mancò il sorriso e l’abbraccio dei Canonici dell’insigne Collegiata di Rapallo.
E forse altri Arcipreti futuri avranno provato la mancanza di quei sorrisi e di quell’abbraccio.
L’Arciprete Vignolo è dolorante e versa la piena delle sue angustie nel seno della Curia Arcivescovile, sempre disposta, quando le tornava conto, a cestinare i reclami anche giusti dei suoi figli diletti.
E il 27 Settembre 1738 così scrive:
” Li ventuno del cadente giorno di San Matteo e terza domenica del mese fui incitato a dire la Santa Messa in una cappella dedicata al detto Santo situata nel distretto di questa mia Parrocchia e fui obbligato a fermarmi in tutto il giorno a godere le grazie di quel Signore, che ne è il padrone, in compagnia del Signor Dottor Matteo Molfino e lasciai in mio luogo il mio curato che assistesse al Vespro e processione solita farsi ogni terza del mese e dopo aver assistito al vespro andò ad appararsi per la processione e trovò che già apparato usciva fuori dalla sacristia per far detta funzione il Rev. Canonico Gerolamo Ratto, spalleggiato da qualcheduno dei canonici più arditi, che quasi mai si accostano a tale processione e poco servivano la chiesa questo senza mia licenza”.
Alla protesta, che trovai nella Curia vescovile di Chiavari, non risulta sia stata data ragione, e a noi non importa conoscere le risultanze.
La cappella funzionò ancora.
Il 26 Dicembre1747 fece testamento (in atti del notaio citato Gerolamo Cagnone) il suo fondatore Giuseppe Maria Costaguta del fu notaio Bartolomeo.
A essa portano invidiosi una nuova pagina di beneficienza rapallese.
Volle essere sepolto nella tomba che si era fabbricata nella chiesa di Sant’Agostino di Rapallo. Lasciò 3000 messe con l’elemosina di 16 soldi per ciascuna, all’arciprete di Rapallo; due terre poste a San Pietro di Novella, agli Ospedali Pammatone e degli Incurabili di Genova; una terra nella Parrocchia di Monti al Santuario di Monte Allegro, con l’obbligo in perpetuo di una Messa in requiem cantata; una terra situata a San Massimo nel luogo detto la Piana, alla chiesa di San Massimo, ed in ultimo una capellania laicale nella sua propria capella intitolata S.S. Giuseppe, Bartolomeo, e Matteo posta nella capelletta dei S.S. Gervasio e protasio, villa costaguta con l’obbligo della celebrazione quotidiana.
E la dotò di lire duecentocinquanta annue, con abitazione, ivi presso del cappellano.
Il Costaguta pur non avendo eredi, stabilì che il patronato della cappella fosse trasmesso alla famiglia Zerega. I Zerega hanno accettato? Essi che nella chiesa di Novella , sin dal secolo XV, avevano un altare, sparvero come tante altre famiglie? Li successero forse altri, che per mancanza di risorse, avvolsero con un plumbeo sudario la nostra chiesuola?
Non sempre ci è lecito conoscere tutta la verità e noi pigmei siamo impotenti di alzare certi veli, che celano grandi e piccoli segreti.
Contentiamoci di sapere che dal 1747, data del testamento del fondatore, sino al 1770 c’era stata una raffica che si era sfrenata nella chiesuola di Costaguta e l’aveva divelta.
Cadono le città, cadono i regni, per cui non deve farci meraviglia se rea caduta una semplice fogliolina.
L’Arciprete di Rapallo Filippo Benedetto Molfino, parente del fondatore Costaguta (1751- 1804) scrive alla curia Arcivescovile di Genova, nel 1774, che in Costaguta a ponente del paese, l’omonima famiglia un antico vi aveva cappella isolata ottangolare e assai gentile come mostrano i pochi avanzi dei muri che ancora esistono, benché già in rovina.
Lo scuarcio è riferito dai fratelli Remondini delle “Parrocchie dell’Arcidiocesi” (Regione IV p.oti anno 1888).”
Ringrazio, Il Capitaneato di Rapallo nella persona del Sig. Umberto Ricci che gentilmente mi ha messo a disposizione queste preziose notizie.
Giorgio Gianello










