In questi giorni a Rapallo c’è un certo dibattito sul posizionamento della targa a suo tempo posta accanto alla vasca del polpo. In un certo senso sorprende, la vicenda è sempre stata nota in città, diversi anni fa chi scrive la ricordò in un suo libro (L’eccidio del muraglione, Gammarò, Sestri Levante, 2009). Ma a Rapallo, si sa, la memoria civile, la memoria di chi ha dato la vita per la nostra libertà, non è mai stata coltivata. Non è che a Rapallo la memoria in senso generale non sia coltivata, in altri campi lo è. Pensiamo solo alla feste di luglio, film, incontri, articoli, e poi stanziamenti di fondi pubblici e privati sono lì a ricordarla, quasi fosse un valore fondante della città e non, tutto al più, un aspetto del nostro folklore.

Dell’episodio avvenuto a Rapallo sul ponte San Francesco la sera del 23 aprile 1945 se ne trova traccia in due documenti. Il primo è una relazione di Manlio Piaggio, medico e collaboratore della formazione partigiana Matteotti – Giustizia e Libertà, che scrisse: “Una pattuglia GL la sera del 23 aprile giunge a Rapallo piazzando le armi al ponte San Francesco… Più tardi la pattuglia si sposterà dal ponte… A notte inoltrata un primo appello. Un morto, Pittau, per una scaramuccia al ponte. Niente da fare. Davanti all’albergo Europa vi è una pattuglia di partigiani che al ritorno da quella missione non vedo più. E’ quella l’unica pattuglia, e l’ultima che vedrò quella notte…“.
Abbiamo poi la relazione dei partigiani del 1 maggio 1945, relativa ai fatti di Rapallo, che si trova anch’essa nell’Archivio genovese dell’Ilsrec. Qua la vicenda non è riportata, però nell’elenco dei morti (cinque) della fucilazione del muraglione (avvenuta la sera successiva) è aggiunto un sesto nome, descritto come un volontario locale.
E’ interessante notare che nella minuta, e nella prima battitura a macchina era scritto: un “elemento locale”; successivamente corretto in “volontario”. Probabilmente la correzione è del firmatario del rapporto, Zoran, comandante del distaccamento “di Maggio”, della Brigata Borrotzu, della Matteotti, sceso su Rapallo.

Giovanni Pittau era nato a Rapallo nel 1909 e abitava in via Venezia.
Il suo nome è scritto nella lapide dei caduti partigiani nel monumento presso il muraglione di Langano, sul porto, ed è sepolto nel campo dei partigiani.
La vicenda del 23 aprile è così ricordata dal nipote, Giancarlo Balotta, rapallese: “Pittau era in casa con sua madre, ha sentito i primi spari e ha detto: sono i miei compagni, devo andare. Arrivato sul ponte sul San Francesco, è stato colpito”.
E’ probabile che Pittau, che non era più un ragazzo e quindi non era soggetto alla leva di Salò, abbia fatto parte dei collaboratori dei partigiani della Matteotti senza essere inquadrato tra i combattenti veri e propri. Anche il Dott. Piaggio collaborava con i partigiani, in più occasione ne curava i feriti, continuando la vita da civile.
La Matteotti, brigata gellista, era comandata da un ufficiale di Marina, si proponeva la cacciata dei tedeschi e dei fascisti ma non la costituzione dell’uomo nuovo, obiettivo questo delle brigate garibaldine (comuniste). Aveva quindi un inquadramento più sciolto e una cronica mancanza di armi. La sera del 23 aprile due sue squadre decisero, contro il parere dei comandanti che consideravano Rapallo un luogo pericoloso per la forte presenza di tedeschi, di scendere in città, probabilmente perché alcuni componenti delle squadre erano rapallesi. Scesero da Montallegro e arrivarono al San Francesco, dopo vagarono per Rapallo fino alla sera successiva quando avvenne l’episodio della fucilazione presso il muraglione antisbarco di Langano.
E’ probabile che l’autore della targa che si trovava al polipo sia stato il Dott. Manlio Piaggio, che all’epoca aveva studio e casa in via Milite Ignoto 3, quasi di fronte alle Clarisse. E’ stata apposta in epoca precedente al marzo 1949, perché in quella data è citata in un articolo sul settimanale rapallese “La Voce del Popolo”.







