C’è stato dibattito alcune settimane fa su alcuni giornali in merito a uno sceneggiato televisivo che ricorda la deportazione degli ebrei romani nell’ottobre del 1943; da più parti si rileva che lo sceneggiato non metterebbe in luce il ruolo dei fascisti italiani accanto ai militari tedeschi, lasciando solo a questi ultimi la responsabilità dei rastrellamenti e della deportazione. Noi non vogliamo entrare nell’argomento, lasciandolo piuttosto a storici di professione. Ricordiamo tuttavia che la presenza degli italiani accanto ai tedeschi è descritta in diversi casi. Anche a Rapallo. Ce ne eravamo occupati alcuni anni fa in un libretto, Giovanni Gozzer, un Eroe nella Resistenza, Gammaro’ Sestri Levante, 2013.
Ricapitoliamo. A Rapallo nell’autunno-inverno del 1943/44 gli ebrei catturati e deportati dai tedeschi furono sei. Tre tra corso Colombo e corso Matteotti (allora corso regina Elena), la famiglia Cohen, due anziani coniugi in via Ferretto, allora via Volta e il sesto, Gilberto Camerino, a San Pietro, di fronte all’attuale ospedale. Se dei primi cinque delle modalità di arresto si sa poco, del Camerino abbiamo una descrizione dettagliata, perché aveva una moglie (o forse compagna) che nel 1945 denunciò il fatto e ci fu un processo. Abbiamo quindi gli atti giudiziali.
Ecco il testo della verbalizzazione della sua deposizione:
“Il giorno 22 dicembre 1943 si presentarono al mio domicilio (via San Pietro 12, l’indirizzo della casetta) De Batté Andrea e Mario Barbagelata, che mi chiesero dove era mio marito. Io insistetti nell’affermare che mio marito non c’era ed era in Svizzera, sinché il De Batté, che mi aveva affermato essere dell’OVRA, se ne andò dicendo che avrebbe mandato il suo comandante e che mio marito sarebbe saltato fuori. Dopo circa un’ora, tempo necessario per andare a Rapallo e tornare, sentii bussare alla porta e alla mia richiesta di chi si trattava mi fu risposto “Polizia”; aprii e vidi il Quartero con Mario Barbagelata fascista repubblicano, il quale indicando il Quartero mi disse, Ecco qui il nostro Comandante. Entrarono dopo aver chiesto di mio marito ed iniziarono la perquisizione. Io allora chiesi loro con quale autorità agissero ed allora il comandante mi vece vedere una tessera che è tuttora mia convinzione fosse dell’OVRA, per quanto in seguito mi sia stato detto che dopo il 25 luglio non esisteva più. Il Barbagelata e il Quartero continuarono la perquisizione ma non trovarono mio marito che si era allontanato da casa. Il Quartero prima mi intimò di passare il giorno dopo alla casa del fascio per dare indicazioni precise su dove si trovasse mio marito e mi minacciò per le conseguenze che potevano derivare da una mia inadempienza all’ordine. Mio marito fu arrestato un mese dopo e ne ignoro tuttora la fine”.

Circa un mese dopo la signora rese una deposizione più dettagliata in Pretura a Rapallo, che aggiunge alcuni particolari a quanto abbiamo letto. A cercare suo marito sarebbero arrivati quattro fascisti, due dei quali restarono fuori della porta. I due rimasti fuori ad un certo punto esplosero colpi d’arma da fuoco contro qualcuno che si muoveva nel bosco, ma costui non era il Camerino, perché era ben nascosto in casa di un contadino, tale Emanuele Canessa.

Venne tuttavia arrestato il 25 gennaio successivo, mentre la signora si trovava in città per fare la spesa, da un gruppo (oltre trenta) di militari italiani della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) e tedeschi, giunti con un camion che circondarono la casa. ”Essi inoltre – continua il racconto della donna – svaligiarono completamente la casa portando via, tra l’altro, l’automobile, la macchina da cucire, la radio, tre biciclette, gioielli, denaro, vestiti confezionati…”.
La signora Schiavio non si dette per vinta, e cercò di far rilasciare il marito; il racconto continua con i viaggi a Chiavari e a Genova, . Ma fu tutto inutile, perché Gilberto Severino seguì il percorso comune a tanti suoi correligionari. Dalle carceri di Chiavari venne inviato a Marassi quindi Fossoli e Dachau dove mori.
Il verbale di arresto venne redatto a Chiavari il 27 gennaio 1944, dal comandante del presidio di Chiavari della GNR, e attestava che “Addì 25 gennaio 1944, Anno XXII, l’aiutante De Batte Andrea dell’ufficio politico investigativo della 36° leg. GNR di Genova, assistito dall’aiutante Stage Aldo e legionari di questo comando presidio, in unione con il Ten. Mulle assistito da militari del comando germanico, si è recato in San Pietro di Rapallo al civico n.12, nell’abitazione del nominato Camerino Gilberto,…di razza ebraica per procedere al suo arresto e sequestro dei beni a norma delle disposizioni di legge. …
Il nominato Camerino che non aveva potuto mettere in atto la fuga preparata venne trovato nascosto in un vano a muro occultato da un grande quadro. Egli è stato dichiarato in arresto e passato alle Carceri Giudiziarie di Chiavari a disposizione di chi di ragione.
….. Il Camerino era sfuggito all’arresto predisposto per gli ebrei di Rapallo dalle SS Germaniche perché il commissario prefettizio di Rapallo, ora decaduto, lo aveva occultato e favorito facendolo figurare coniugato con la Schiavio e quindi discriminato e non perseguibile.” Il verbale continua con l’indicazione dei beni sequestrati e con la rivendicazione della signora che erano tutti di sua proprietà.
Il nostro racconto termina qua, un testo eloquente al quale riteniamo non si debba aggiungere altro. Luigi Quartero venne condannato per collaborazionismo nel 1945 e amnistiato l’anno seguente.
Tutta la documentazione, compresa la fotografia che rappresenta Luigi Quartero, proviene dall’Archivio di Stato di Genova, Fondo CAS, Faldone 7, fascicolo Quartero Luigi.
Nella foto grande la casa dell’episodio, prima della costruzione dell’autostrada. Successivamente questa casa è rimasta nascosta dietro al terrapieno fino a qualche anno fa, quando è stata demolita.
Il libro citato si puo’ scaricare liberamente da questo sito https://www.academia.edu/14607751/Giovanni_Gozzer_Un_eroe_nella_Resistenza







