Le principali associazioni di categoria nazionali del commercio riportano dati allarmanti nel settore.
Per Confcommercio:
- negli ultimi dodici anni più di 140mila attività al dettaglio, tra negozi e ambulanti, hanno cessato l’attività;
- 105mila locali commerciali sono oggi sfitti, ed un quarto dei quali sono inutilizzati da oltre un anno;
- entro il 2035 potrebbero chiudere altre 114mila imprese del settore, pari a oltre un quinto di quelle ancora attive.
Confesercenti riporta a sua volta che:
- nel 2024 hanno avviato l’attività appena 23.188 nuove imprese del commercio, mentre ben 61.634 hanno chiuso definitivamente i battenti: un rapporto vicino ad 1 apertura per ogni 3 chiusure;
- la crisi di natalità nel commercio è un fenomeno ormai strutturale: nel 2014 le aperture erano state 43.324, pari a poco più di 118 al giorno, mentre nel 2024, il ritmo giornaliero di iscrizioni si è ridotto a 63,5, quasi la metà;
- Se la tendenza di questi ultimi anni proseguisse senza inversioni, già nel 2034 il numero di nuove aperture potrebbe scendere a zero, segnando la fine del commercio come lo conosciamo.
Senza un ricambio generazionale, la progressiva scomparsa dei negozi indipendenti dai centri urbani sarebbe infatti inevitabile.
Insomma, dati che confermano la natura strutturale della crisi del commercio di prossimità.
L’effetto si chiama desertificazione del tessuto commerciale, ossia il fenomeno che sta conducendo alla progressiva chiusura di negozi e attività di vicinato nei centri urbani e nei quartieri, creando deserti di servizi essenziali e impattando negativamente sulla qualità della vita.
Rapallo non è esclusa da tale fenomeno e contribuisce alla drammaticità delle statistiche appena lette.
Le serrande abbassate di via Mameli, Via della Libertà, via Mazzini, … per esempio, ne sono la testimonianza.
E’ sicuramente una piaga nazionale, che travalica anche i confini della nostra penisola.
Causa ne sono: il dilagare dello shopping on line, lo sviluppo dell’ e-commerce, la crescita della grande distribuzione, il calo della popolazione, l’aumento dei costi di gestione, il degrado urbano che influisce sulle percezioni di benessere e sicurezza del cittadino / consumatore, il fenomeno degli affitti brevi che genera un’ utenza fluida e quindi non residenziale in pianta stabile.
Occorrono politiche nazionali, incentivi economici, proposte fiscali. per un approccio misto al tentativo di soluzione del problema.
Iniziative già messe in campo ad esempio in altri settori per i quali si è dovuta combattere una crisi: i piani casa e i bonus fiscali in ambito edilizio, iper ammortamento e industria 4.0 e 5.0 per le imprese, tax credit per la produzione cinematografica ed audiovisiva, bandi regionali con specifiche azioni d’investimento con riconoscimento di capitali a fondo perduto o a basso tasso d’interesse provenienti da casse nazionali o europee.
Dinamiche che possano contribuire al sostegno del commercio di prossimità e del suo intrinseco valore che è quello della relazione, quali motori fondamentali della difesa del tessuto urbano, dello scambio, della socializzazione, della creazione di comunità; preziosi patrimoni materiali ed immateriali da salvaguardare.
Anche localmente l’impegno può però essere ampio: accordi locali per la regolamentazione degli affitti per consentire la riapertura dei negozi sfitti, sviluppo della mobilità e della logistica (parcheggi, aree merci), investimenti in rigenerazione urbana declinabile a differenti livelli.
Una rigenerazione urbana a GRANDE SCALA consentirebbe ad esempio, con un insieme di interventi integrati, di riqualificare aree urbane, trasformandole in spazi più funzionali, sostenibili e vivibili, migliorando qualità della vita, ambiente ed economia.
Localmente mi vengono in mente possibili interventi negli ambiti di Piazza Cile / Campo Macera / Piazzale Primi oppure nell’area del Poggiolino, oppure ancora la possibile trasformazione del compendio degli Emiliani qualora acquistato dal Comune.
Interventi, tutti, in grado di trasformare i luoghi in fornitori di valore aggiunto ed attrattori di flussi qualificati di soggetti alto/medio spendenti, chiaramente supportati dalla realizzazione di parcheggi in struttura per residenti ed ospiti, di cui però ad oggi non se ne vede traccia.
Una rigenerazione urbana a SCALA PIÙ MINUTA, potrebbe poi essere attuata con interventi di placemaking, ossia metodologie di approccio collaborativo che consentirebbero di trasformare gli spazi fisici (come piazze, parchi, strade) in luoghi significativi e amati, mettendo al centro le persone e la comunità per rispondere ai loro bisogni, promuovendo socialità, identità e vitalità.
Non si tratta solo di design urbano, ma di un processo che integra esperienze umane, cultura, arte ed esigenze sociali, spesso attraverso interventi rapidi di Urbanistica Tattica per creare spazi inclusivi e vivaci.
Una progettazione partecipata di singoli cittadini, di associazioni e amministrazioni locali, con un basso costo degli interventi spesso reversibili.
Le dimensioni degli interventi della grande scala e di quella più minuta, sono purtroppo non conosciuti nell’ambito rapallese, o meglio non caratterizzanti l’attitudine progettuale alla trasformazione degli spazi urbani dell’attuale amministrazione.
Nessun intervento di grande respiro infatti è in vista e meno che meno è collaudato e proficuo un coinvolgimento dei cittadini e dei Comitati di quartiere: copertura del Torrente San Francesco, posizionamento della scultura del Polpo e soprattutto asilo nido presso il Parco Casale, insegnano.
Se l’aria è questa, le prospettive di un cambio di rotta sono veramente ridotte al minimo, rilevando, tra l’altro, che in occasione del Confuoco 2025, al rinnovato Teatro delle Clarisse, la parola “commercio” non è mai uscita dal microfono, ahimè gracchiante, dei relatori.
L’impressione è quella di dover assistere inermi ad una caduta libera nel baratro con: definitiva crisi del tessuto commerciale locale, uno svilimento della città nel suo insieme con impatti negativi sulla vivibilità urbana (insicurezza, microcriminalità, perdita di decoro) una riduzione del valore immobiliare del patrimonio edilizio.
In combo negativa con la desertificazione del tessuto commerciale è la qualità dell’offerta presente in città.
Sicuramente di livello in alcuni casi (finché i titolari riusciranno), ma spesso svincolata dalla storicità e dalle tipicità della nostra città.
Occorre intervenire in questo ambito per stimolare le qualità del luogo e combattere invece l’appiattimento e la banalizzazione della proposta al pubblico.
Gli strumenti ci sono.
Uno di questi è la Legge Regionale n. 1/2007, ed in particolare l’articolo 26 quater, finalizzato a prevedere “limitazioni, per la tutela della sicurezza, del decoro urbano e delle caratteristiche commerciali specifiche dei centri storici” relative in particolare alle nuove attività commerciali.
In base a tale norma la Regione può “ … stipulare intese con i Comuni, dirette a prevedere limitazioni all’insediamento di determinate attività commerciali in talune aree o ad adottare misure di tutela e valorizzazione di talune tipologie di esercizi di vicinato e di botteghe artigiane tipizzati sotto il profilo storico-culturale o commerciale, d’intesa con le associazioni di categoria dei settori interessati maggiormente rappresentative a livello regionale, rappresentate in tutti i Consigli delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura della Liguria e sentite le Prefetture o la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, qualora sussistano aspetti di rispettiva competenza … “.
Recentemente comuni del ponente ligure come Alassio e Finale Ligure hanno siglato intese, in tal senso, con Regione Liguria.
Un modo per provare a valorizzare il proprio tessuto cittadino non ancora immaginato però dell’amministrazione al governo della nostra città, pur stimolata da emendamenti in consiglio comunale presentati delle forze di opposizione e dagli spunti proposti dall’Ascom locale disponibile a confrontarsi anche sul Piano Commerciale di Rapallo, attualmente fermo al 2018 e quindi scaduto, oltreché su quello dei pubblici esercizi.
Nell’ambito delle possibili intese raggiunte, Regione Liguria potrà mettere a disposizione risorse del Fondo Strategico Regionale o di altri strumenti di bilancio per sostenere le imprese presenti nelle aree individuate, con l’obiettivo di favorire progetti di riqualificazione e promozione del commercio di qualità, consentendo ad esempio alle amministrazioni locali azioni di marketing territoriale al fine di attrarre turisti / consumatori a cui offrire prodotti e servizi di qualità oltreché experience locali.
Insomma una grande opportunità che andrebbe raccolta con impegno e lungimiranza.
Nell’attesa di proficue iniziative da parte del governo cittadino, con attenzione anche al decoro ed al rispetto del regolamento di polizia urbana comunale, l’augurio è che le attività commerciali di qualità presenti nel nostro territorio possano resistere agli eventi con proprie finanze ed iniziative.
A loro va il mio sostegno.
Sostegno che potrà essere più completo ed incisivo con un gesto molto semplice che può essere compiuto da tutti i cittadini di Rapallo: valutare o reiterare l’acquisto di prossimità a km 0 negli esercizi di vicinato sotto casa.
E’ un investimento che può aiutare chi fa commercio, è un investimento utile per tutti noi e per la città in cui viviamo.







